img1.jpg 

«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri»

Parroco

Consiglio Pastorale

Liturgia

Annuncio

Testimonianza

Carità

Agenda

Notiziario

Sante Messe

Links

Contatti

 APPROFONDIMENTI

 

 

CHE COS'E' LA LITURGIA?

EUCARISTIA

TEMPO DI NATALE

TEMPO ORDINARIO

LODI E VESPRI

LITURGIA DELLE ORE

TRIDUO PASQUALE

 

TEMPO DI NATALE

 

 

Il tempo di Natale inizia con i Primi Vespri del Natale del Signore e termina la domenica dopo l’Epifania, cioè la domenica che cade dopo il 6 gennaio.

La celebrazione del mistero natalizio poggia sulle due solennità del Natale e dell’ Epifania; la prima di origine occidentale, l’altra di origine orientale. Esse mettono in luce, in modo complementare la ricchezza del mistero dell’Incarnazione del Verbo.

Il Natale celebra il fatto storico della nascita di Gesù a Betlemme, si china con stupore sul Dio che si è fatto uomo, evidenzia in tutta la sua verità la natura umana del Figlio di Dio “in tutto simile a noi, fuorché nel peccato”.  Annunzia il compimento delle profezie fatte ai Padri e la fedeltà di Dio alle antiche promesse del Redentore.

L’Epifania, conformemente al genio contemplativo dell’Oriente, celebra la manifestazione di Dio che si rivela nel tempo ed entra nella storia; pone l’accento sulla natura divina del “Dio fatto uomo”,  che mette in fuga le tenebre del mondo e lo inonda di un fulgore celeste; proclama che il Messia e la sua salvezza è per tutti i popoli, di cui i Magi sono la primizia.

 

IL MISTERO DEL TEMPO DI NATALE

 

Tema centrale del Natale è il mirabile scambio, per cui Dio prende ciò che è nostro e ci dà ciò che è suo. Un canto di Natale esprime bene questa realtà: “Dio si è fatto come noi per farci come lui”. Il prefazio del giorno, inoltre, proclama: “In lui oggi risplende in piena luce il misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a te in comunione mirabile, condividiamo la tua vita immortale”.

La liturgia natalizia propone in modo insistente anche  il tema della sponsalità.  Dio è lo Sposo del suo popolo e l’Incarnazione è la celebrazione nuziale delle nozze tra Dio e l’umanità.

Infatti nella  prima lettura della Messa vigiliare del Natale si legge:

“La tua terra sarà chiamata “sposata”

perché il Signore si compiacerà di te

e la tua terra avrà uno sposo.

Sì, come un giovane sposa una vergine,

così ti sposerà il tuo creatore,

come gioisce lo sposo per la sposa,

così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,5).

L’antifona al “Magnificat” dei Primi Vespri del Natale canta:

“Quando sorgerà il sole, vedrete il Re dei re:

come lo sposo dalla stanza nuziale egli viene dal Padre”.

Un altro tema della liturgia natalizia e quello della luce”. Se le tenebre rappresentano il peccato e il male, la luce rappresenta la grazia, la santità, l’amore di Dio, il bene.

Dice il profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9,1)

San Giovanni, nel Prologo, scrive: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,9.5).

E’ particolarmente nell’Epifania che il simbolismo di Cristo-luce raggiunge l’apice: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Infine rimane classica l’immagine di Cristo “sole che sorge” , offerta dal cantico evangelico del “Benedictus”: “Verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte” (Lc 1,78-79).

 

MARIA SS. NEL TEMPO DI NATALE

 

Centrale rimane nel tempo di Natale la figura e la presenza di Maria SS.

Anche se, rispetto all’Avvento, Ella si discosta accanto al Figlio di Dio incarnato che con la sua nascita, ora risplende nel mondo, rimane sempre Colei che giustamente e gioiosamente veneriamo come Madre di Dio, il “trono” su cui è assisa la Divina Sapienza e insieme lumile Vergine “dalla quale è nato Gesù, chiamato il Cristo” (Mt 1,16).

L’antifona suggerita per il tempo natalizio a conclusione dell’Eucaristia quotidiana è: “Sotto la tua protezione”, che esprime la fiducia del cristiano nella protezione di Maria; il testo più antico che si conosca fra le preghiere rivolte alla Madre di Dio:

“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare le suppliche

di noi che siamo nella prova,

e liberaci da ogni pericolo,

o Vergine gloriosa e benedetta”.

 

LA GRAZIA DEL TEMPO DI NATALE

 

La forza dell’anno liturgico non poggia unicamente sul piano didattico, pedagogico, psicologico e morale, ma gode di una grazia soprannaturale che, per la preghiera della Chiesa, fluisce da Dio in relazione alla celebrazione dei vari misteri resi attuali nelle solennità, nelle feste, nelle memorie e nei tempi sacri.

Ad ogni tempo liturgico è legata una grazia particolare che giunge a noi grazie ai meriti di Cristo, affinché per influsso e virtù del Signore noi possiamo, con la collaborazione della nostra volontà, assimilare la forza vitale come rami dall’albero, come membra dal capo, e ci possiamo progressivamente e laboriosamente trasformare “secondo la misura dell’età piena di Cristo” (Ef 4,13).

La grazia tipica delle solennità e di tutto il tempo natalizio è l’unione della nostra vita con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana.

La colletta dell’Eucaristia del giorno di Natale afferma chiaramente il contenuto della grazia del Natale del Signore:

“O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa’ che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana”.

Questo mistero di unione di Lui con noi è espresso singolarmente nella celebrazione Eucaristica nel rito offertoriale dell’immissione dell’acqua nel vino, dove le parole accompagnatorie, tratte dalla suddetta colletta del giorno di Natale, esprimono il mistero dell’Incarnazione del Verbo e al contempo la nostra unione con Lui, che ci fa diventare partecipi della natura divina.

“L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”.

Ogni giorno, quindi, la Chiesa unendo l’acqua al vino celebra simbolicamente quell’unione “ipostatica” che avvenne nell’Incarnazione del Verbo e che si rende sacramentalmente attuale e presente nella S.Eucaristia, presenza “vera, reale e sostanziale” del Dio fatto uomo.

E insieme, ogni giorno, unendo l’acqua al vino, la Chiesa celebra simbolicamente la nostra unione col Verbo incarnato, unione avvenuta “in radice” nel Battesimo e nella Confermazione e che viene continuamente  alimentata ed intensificata dalla assunzione sacramentale del Corpo del Signore nella S.Comunione.

E’ questa grazia unitiva, fonte della nostra divinizzazione, che nelle solennità natalizie viene vivificata e aumentata tramite le celebrazioni liturgiche.

 

EPIFANIA DEL SIGNORE

 

Le feste del Natale e dell’Epifania sono accomunate dal medesimo mistero, celebrato con sfumature diverse, al fine di meglio conoscerlo, amarlo, farlo amare.  Serve tempo per interiorizzare la manifestazione (Epifania) di Dio nel tempo e nello spazio. Così nel ciclo natalizio, la Chiesa ritorna a contemplare i riflessi accesi della Luce eterna manifestata agli occhi della nostra mente, per riverberarsi nelle nostre opere.

La manifestazione della gloria di Dio in Gesù – volta a suscitare occhi di fede per vederlo e cuore per accoglierlo -  è sottolineata in diversi episodi del Vangelo. Per antica tradizione, in varie Chiese, la festa dell’Epifania commemora anche la manifestazione dell’identità di Cristo al Giordano e alle nozze di Cana. Se ne conserva il ricordo nell’anitifona al Benedictus nelle Lodi del mattino: “Oggi la Chiesa, lavata dalla colpa nel fiume Giordano, si unisce a Cristo, suo Sposo; accorrono i Magi con doni alle nozze regali e l’acqua cambiata in vino rallegra la mensa, alleluia”.

 

CERCATORI DI LUCE

 

Il sole e le altre stelle splendono per tutti, senza sottrarre a nessuno i loro benefici raggi. Come per la luce è naturale diffondersi ovunque, così è del Figlio di Maria: “Oggi in Cristo luce del mondo tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza”, recita l’odierno prefazio.

Nel manifestarsi del Dio con noi tutti, vi è implicata la vocazione rivolta a tutti i popoli di riconoscerlo con fede. A Natale sono i pastori che accorrono, figura degli israeliti in vigile attesa del Salvatore. Oggi sono i Magi venuti dall’Oriente, figura dei popoli pagani (ossia non israeliti), in ricerca della salvezza. I primi credono alla rivelazione degli angeli, i secondi si lasciano guidare dai segni del cielo: seguono la stella, impersonando coloro che, mediante l’umana sapienza, ricercano l’Autore del cielo e della terra. Il creato è “parola divina” da interpretare, essendo la visibile testimonianza dell’invisibile Creatore di tutte le cose. La luce della stella evoca dunque la luce della ragione: pur accompagnando fino alla soglia dei misteri della fede, tuttavia da sola la ragione non basta. I magi, in effetti, hanno bisogno della rivelazione delle Scritture – fornite loro dall’incredulo Erode – per trovare a Betlemme il Re che vi è nato.

 

PORATORI DI LUCE

 

Celebrare l’Eucaristia significa riconoscersi nell’esperienza dei Magi: il Signore si manifesta nei “santi segni” e noi, nella fede che già illumina i nostri passi, corrispondiamo alla sua offerta, associando noi stessi al suo sacrificio di salvezza. Ciascuno sa ciò che Dio gradisce dalla nostra vita: diventare un’offerta pura e santa in Cristo Signore, a lode della sua gloria. La comunione al Corpo e al Sangue di Cristo alimenta la fiamma che rischiara la nostra testimonianza quotidiana: “La tua luce, o Dio, ci accompagni sempre e in ogni luogo, perché contempliamo con purezza di fede e gustiamo con fervente amore il mistero di cui ci hai fatti partecipi” (dopo la Comunione).

La Lumen gentium afferma: “La Chiesa, annunciando il Vangelo ad ogni creatura, illumina tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul suo volto”. L’evento della storia della salvezza che oggi siamo chiamati a celebrare, è l’amore di Dio che vuole comunicarsi a tutti gli uomini; Cristo non appartiene solamente al nuovo Israele, alla Chiesa, ma all’umanità intera, è il Salvatore del mondo, l’unico Salvatore. E’ l’anelito di Dio nel cuore di ogni uomo, è il desiderio di verità che spinge ogni persona di buona volontà a mettersi in cammino di ricerca.

Maria Bonetti Raffaelli

 

 

[Tempo di Natale][Tempo ordinario][Lodi vespri][Elementi liturgia delle ore][Triduo Pasquale]

Copyright © Parrocchia Santi Martiri Anauniesi Trento Solteri 2003-2008 • webmaster