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«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri»

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il vecchio capitello

 

via Guardini

 

inaugurazione di via Solteri, 1966

 

via Solteri oggi

 

l'antico campo di bocce all'oratorio

 

VIAGGIO NELLA MEMORIA DEI SOLTERI

 

E’ possibile vedere con i nostri occhi il cambiamento del rione Solteri-Centochiavi?

Certo, se pensiamo come era alcuni anni fa, ma dobbiamo chiuderli, sdraiarci e pensare alla gente che abbiamo conosciuto, che lavorava la campagna attraversata dalla fossa Malvasia. Un ruscello o poco più  abitato da pesci, gamberi, rane, che scorreva e raccoglieva le acque piovane in mezzo ai filari delle vigne, ai meli, ai peri, ai ciliegi.

Oggi la topografia è cambiata: dove c’erano i campi ora c’è la cosiddetta Zona Nord della città, dove crescevano i filari ore s’innalzano palazzi di cemento armato e vetro alti otto o nove piani, dove c’erano i viottoli di campagna o di collegamento fra i poderi ora esistono strade e mezza pista ciclabile.

Ma chi ha progettato prima e costruito poi questi palazzi non si è preoccupato di creare residenze a necessità di uomo, no… ha costruito talvolta dei contenitori, dove i vari ascensori ti portano al piano desiderato senza nessuna interruzione di sorta, senza che si possano incontrare gli altri abitanti del palazzo; le scale. Anche se ci sono motivi legati alle leggi sulla sicurezza, non sono più il luogo comune di passaggio e di conversazione estemporanea tra coinquilini.

Forse chi ha progettato ha interpretato in anticipo quelli che potevano essere i desideri della gente comune? Non credo che la maggior parte delle persone ami stare fuori dalle rogne e dai problemi degli altri: forse è tentata di farsi gli affari suoi, ma alla distanza questo porta alla solitudine, a una vita noiosa, senza stimoli, senza amore, di puro egoismo.

Forse chi ha progettato ha creduto che gli abitanti di queste future residenze fossero solo trentenni single, coppie di giovani rampanti, pendolari del lavoro settimanale, visitatori di passaggio, soggetti quindi autonomi e apparentemente indifferenti alla vita di comunità e alla socialità del luogo? Tutt’altro! Nelle nostre case abitano persone anziane, magari sradicate da altri rioni, giovani coppie desiderose di fare nuove amicizie, famiglie in disagio bisognose di vicinanza e sostegno, tanti giovani bisognosi di spazi comuni e di esempi familiari positivi, ammalati cronici bisognosi di assistenza. Ma se non ci si conosce come si possono affrontare tante problematiche?

Talvolta si sente il rintocco diverso delle campane della chiesa: qualcuno ci ha lasciato. Chi è morto? Chi era? …ma un signore che era venuto ad abitare qui due anni fa! Due anni fa?! …e ancora oggi non sappiamo chi fosse?

Io spero che la gente ancora oggi senta la necessità impellente di conoscere gli altri, di stare con gli altri, di ascoltare gli altri, di comunicare agli altri.

Cosa possiamo fare noi per rendere migliore la vita del nostro rione?

Cominciamo con un saluto e con un sorriso: in negozio, per strada, in chiesa, al parco.

Andiamo dal nostro vicino di casa più prossimo, bussiamo, chiediamo se è vivo, se ha bisogno di qualche cosa.Tendiamo le mani con calore e senza avere paura dell’altro, alziamo per primi il telefono per sentire un amico.

Sforziamoci di andare incontro anche alla persona che apparentemente ci sembra antipatica: chi siamo noi per giudicare il suo atteggiamento?

Quale vita avremmo senza donare, senza ascoltare, senza amare?

Solamente una vita spenta.

Tutto questo per una vita vera.

 Ada Iegri

 

 

 luoghi d'incontro?

 

1966: l'alluvione

 

centri commerciali a Centochiavi

 

un'antica cartolina dei Solteri

 

via Solteri dal sentiero Mesotrekking

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