|
«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri» |
||||||||||
|
SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE Massimiliano Raimondo Maria Kolbe nacque nel 1894 a Zdunska Wola (Polonia) da umile famiglia ricca di spirito cristiano e patriottico. Entrò nella famiglia francescana dei Minori Conventuali e, ancor chierico, nel 1917 fondò a Roma la Milizia di Maria Immacolata, un movimento ecclesiale che impegna i suoi sodali a una speciale consacrazione all’Immacolata. Ordinato sacerdote, rientrò in patria e nel 1927 fondò "Niepokalanòv” (Città dell’Immacolata), un centro propulsore di apostolato in autentico stile francescano, usando con genialità i moderni mezzi della comunicazione sociale, stampa, radio e audiovisivi. Una seconda Niepokalanòv fondò in Giappone, ove fu missionario dal 1930 al 1936, e ne progettava altre in diversi paesi quando – infuriando la seconda guerra mondiale – fu deportato nel campo di concentramento di Oswiecim (Auschwitz). Kolbe eroicamente qui si offerse di sostituire un compagno condannato a morire di fame. Morì il 14 agosto 1941, dopo aver ricevuto l’iniezione di veleno, e il suo corpo fu bruciato nel forno crematorio. Beatificato da Paolo VI (1971), fu canonizzato da Giovanni Paolo II (1982). (Dal Messale quotidiano – San Paolo) Tratto dal libro: RITRATTI DI SANTI di Antonio Sicari ed. Jaka Book Il giovane Massimiliano ha una concezione cavalleresca della vita, al modo degli antichi cavalieri medioevali: ma la sua dama è la Madonna. Si convince che è iniziata "l'Era della Immacolata” quella in cui Maria dovrà, come dice la Genesi, schiacciare la testa del serpente. Scrive: “Bisogna seminare questa verità nel cuore di tutti gli uomini che vivono e vivranno fino alla fine dei tempi e curarne l’incremento ed i frutti di santificazione; bisogna introdurre l’Immacolata nei cuori degli uomini affinché Ella innalzi in essi il trono del Figlio suo e li trascini alla conoscenza di Lui e li infiammi d’amore verso il Sacratissimo Cuore di Gesù”. Da parte sua ha una devozione totale e gentile: chiama la madonna con i nomi più teneri e familiari, come solo i polacchi sanno fare, profondamente convinto che i cristiani devono diventare “cavalieri dell’Immacolata”, e fonda un’associazione. E’ la "Milizia dell’Immacolata” di cui abbiamo gli statuti autografi. Le prime parole che riguardano il fine dell’associazione sono queste: “Cercare la conversione dei peccatori, degli eretici, degli scismatici, dei giudei ecc. e soprattutto dei ma sono (parola sottolineata due volte); e soprattutto la santificazione di tutti sotto il Patrocinio e con la mediazione della Beata maria Vergine”. La Milizia dell’Immacolata non ha affatto un programma spiritualistico, non descrive tanto una “opzione religiosa” ma una scelta globale. Eccola: “Con l’aiuto di Dio dobbiamo fare in modo che i fedeli Cavalieri dell’Immacolata si trovino dappertutto, ma specialmente nei posti più importanti come: a) l’educazione della gioventù (professori di istituti scientifici, maestri, società sportive); b) la direzione dell’opinione delle masse (riviste, quotidiani, la loro direzione e diffusione…) c) le belle arti: scultura, pittura, musica, teatro. In una parolala Milizia impregni tutto e in uno spirito sano guarisca, rafforzi e sviluppi ogni cosa alla maggior gloria di Dio, per mezzo dell’Immacolata e per il bene della comunità”. La realizzazione di questo progetto? Semplicemente incredibile per le possibilità di un uomo. Nel 1927 inizia a costruire dal nulla un’intera città a circa 40 Km da Varsavia. Lui ne parla come di una futura seconda Varsavia. Chiama la città “Niepokalanow”: città dell'Immacolata. In pochi anni ecco descritta la prima realizzazione: “Una vasta area libera per la costruzione di una grande basilica dell’Immacolata. Un complesso-editoria (che comprendeva): la redazione, la biblioteca, il laboratorio dei linotipisti, la zincografia con i gabinetti fotografici, le tipografie…, ed ancora i vari reparti della legatoria, dei depositi e delle spedizioni. L’ala sinistra comprendeva, in fabbricati distinti, la cappella, l’abitazione dei religiosi, il postulandato, il noviziato, la direzione generale, l’infermeria e, alquanto distanziata, la grande centrale elettrica. E poi sparsi un po’ ovunque, le officine dei fabbri e dei meccanici, i laboratori per i falegnami, per i calzolai, per i sarti, nonché le grandi rimesse per i muratori e il corpo dei pompieri”. La capacità di Massimiliano Kolbe di trascinare gli altri dietro questo suo ideale cavalleresco è data da queste cifre: dopo una decina di anni o poco più, a Niepokalanow vivono 762 religiosi, 13 sacerdoti, 18 chierici, 527 religiosi conversi, 122 giovani aspiranti sacerdoti, 82 giovani aspiranti religiosi conversi. I frati di p.Kolbe sono capaci di tutto: dall’organizzare il corpo dei pompieri a prendere il brevetto di pilota, a studiare per diventare direttore d’orchestra. La vita dell’intera comunità, invece, è descritta e spiegata dal fondatore con queste parole: “La nostra comunità ha un tono di vita un pochino eroico, quale è e deve essere Niepokalanow se veramente vuole conseguire lo scopo che si prefigge, Vale a dire: non solo di difendere la fede, di contribuire alla salvezza delle anime, ma con ardito attacco, non badando affatto a se stessi, conquistare all’Immacolata un’anima dopo l'altra, un avamposto dopo l’altro; inalberare il suo vessillo sulle case editoriali dei quotidiani, sulla stampa periodica e non periodica, sulle agenzie di stampa, sulle antenne radiofoniche, sui parlamenti, sui senati…in una parola dappertutto sulla terra. Inoltre vigilare affinché nessuno riesca mai a rimuovere quei vessilli. Allora cadrà ogni forma di socialismo, di comunismo, di eresie, gli ateismi, la massoneria e tutte le altre simili stupidaggini che provengono dal peccato…Così io mi immagino Niepokalanow”. Auschwitz Il 17 febbraio 1941 p.Kolbe viene arrestato per la seconda volta. Dice: “Vado a servire l’Immacolata in un altro campo di lavoro”. Il nuovo campo di lavoro è Auschwitz. Tutta l'energia di questo uomo fisicamente fragilissimo (malato di tisi, con un solo polmone) è ora messa a confronto con la sofferenza più atroce. Una sofferenza che lo colpisce sistematicamente, come gli altri e più degli altri, perché appartiene al gruppo dei preti, quello che per odio e maltrattamenti è accomunato agli ebrei. Diventa il n. 16670. Comincia tirando carri di ghiaia e di sassi per la costruzione di un muro del crematorio: un carro che doveva essere tirato sempre correndo. Quando lo mettono a trasportare cadaveri, spesso orrendamente mutilati e ad accatastarli per l’incenerimento lo sentono mormorare pian piano: “Santa Maria prega per noi “ e poi: “Il Verbo si è fatto carne”. Nelle baracche qualcuno la notte striscia verso di lui in preda all’orrore e si sente dire lentamente, pacatamente come un balsamo: “L’odio non è forza creativa; solo l’amore è forza creativa”. Oppure parla dell’Immacolata: “Ella è la vera consolatrice degli afflitti. Ascolta tutti, ascolta tutti!”. Gli ammalati lo chiamano: il nostro piccolo padre. Poi venne quel giorno in cui un detenuto del blocco 14 riuscì a fuggire. Padre Kolbe era stato assegnato a quel blocco solo da pochi giorni. Per tre ore tutti i blocchi vennero tenuto sull’attenti. Alle 9, per la misera cena, le file vengono rotte. Il blocco 14 dovette stare immobile mentre il loro cibo veniva versato in un canale. Il giorno seguente, quando tutti i blocchi erano presenti, si procedette alla decimazione: per un prigioniero fuggito, dieci condannati a morte nel bunker della fame. Un condannato, al pensiero della moglie e dei figli grida. A un tratto il miracolo: p.Kolbe esce dalla fila, si offre in cambio di quel uomo che nemmeno conosce. Lo scambio viene accettato. Lo sambio, con la sua affermazione di scelta e di libertà e di solidarietà, era tutto ciò contro cui il campo di concentramento era costruito. Questo doveva essere la dimostrazione che “l’etica della fratellanza umana” era solo vigliaccheria. Che la vera etica era la razza, e le razze inferiori non erano “umane”. Il principio umanitario secondo l’ideologia nazista era una menzogna giudeo-cristiana. Nel campo di concentramento si dimostrava che l’umano è ciò che di più esterno c’è nell’uomo, una maschera che può essere levata a volontà. Da quel giorno, da quella accettazione, il campo possedette un luogo sacro. Nel blocco della morte i condannati vennero gettati nudi, al buio, in attesa di morire di fame. Non venne dato loro più nulla, nemmeno una goccia d’acqua. La lunga agonia era scandita dalle preghiere e dagli inni sacri che p.Kolbe recitava ad alta voce. Quando le celle si aprivano quegli infelici piangevano e chiedevano del pane; chi si avvicinava veniva colpito e ributtato violentemente sul cemento. P.Kolbe non chiedeva nulla, non si lamentava. Restava in fondo seduto, appoggiato alla parete. Gli stessi soldati lo guardavano con rispetto. Poi i condannati cominciarono a morire. Dopo due settimane erano vivi solamente in quattro con p.Kolbe. Per costringerli a morire, il 14 agosto, venne fatta loro una iniezione di acido fenico al braccio sinistro. Era la vigilia di una delle feste mariane che Massimiliano amava di più: l’Assunta, a cui cantava sempre volentieri quel canto popolare che dice: Andrò a vederla un dì! “Quando aprii la porta di ferro” – è il suo carceriere che racconta – “non viveva più, ma mi si presentava come se fosse vivo. Ancora appoggiato al muro. La faccia era raggiante in modo insolito. Gli occhi largamente aperti e concentrati in un punto. Tutta la figura come in estasi. Non lo dimenticherò mai”. Giovanni Paolo II, predicando ad Auschwitz, ha detto: “In questo luogo che fu costruito per la negazione della fede, della fede in Dio e della fede nell’uomo, e per calpestare radicalmente non soltanto l’amore ma tutti i segni della dignità umana, dell’umanità, quel uomo (il p.Kolbe) ha riportato la vittoria mediante l'amore e la fede”. Dalla Liturgia della Memoria di S.Massimiliano Maria Kolbe – 14 agosto Colletta “O Dio, che hai dato alla Chiesa e al mondo san Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire, ardente di amore per la Vergine Immacolata, interamente dedito alla missione apostolica e al servizio eroico del prossimo, per sua intercessione concedi a noi, a gloria del tuo nome, di impegnarci senza riserva al bene dell’umanità per imitare, in vita e in morte, il Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive…” Dopo Comunione “O Dio, premio e gloria dei martiri, che ci hai nutriti del corpo e sangue del tuo Figlio, suscita anche in noi da questo sacro convito il fuoco della carità, che infiammò san Massimiliano Maria e lo spinse a donare la vita per i fratelli. Per Cristo nostro Signore”. a cura di Maria Bonetti Raffaelli
|
TESTIMONI OGGI... |
|||||||||
|
[Parroco][Consiglio Pastorale Parrocchiale][Liturgia][Annuncio][Testimonianza][Carità][Agenda][L'eco dei Martiri online][Sante Messe][Links][Contatti] Copyright © Parrocchia Santi Martiri Anauniesi Trento Solteri 2003-2008 • webmaster |
||||||||||