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«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri» |
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Primo piano
LE COPERTINE DEL SITO [di Anna Maria Selva]
UN CUORE GRANDE
"Progetto Argento Vivo": l'argento di cui si parla è quello dei capelli degli over 60, cui è stato dedicato il progetto realizzato in una serata al Teatro Sociale. All' inizio della manifestazione, mercoledì 19 gennaio, sono stati proclamati i vincitori del premio “Piccoleazioni Cuoregrande". Il premio offre una pergamena a dodici persone, una per ogni circoscrizione della città, che si distinguono per l'impegno generoso e disinteressato con cui si dedicano alla loro comunità, ad anziani, malati, bambini, a favorire la pratica dello sport tra i ragazzi. A sorpresa il piacevole intervento di Leo Gullotta (in città per la rappresentazione teatrale de”Le allegre comari di Windsor”). Belle le sue parole: ”Sono qui come cittadino italiano, mi sento onorato di conoscervi e complimentarmi con voi per il vostro prezioso operato di volontariato”. Interessante la prosecuzione della serata con un concerto, dal taglio nuovo, della raffinata cantante Maura Bruschetti accompagnata dagli archi dell'orchestra Haydn e dai due compagni con cui forma il trio “Acusticando”. E tra i premiati chi c'era per la nostra circoscrizione? Ma chi, se non la nostra Ada Antolini Iegri, su cui abbiamo già detto tutto in occasione del suo novantesimo compleanno festeggiato da poco, e che chiudiamo nuovamente in un grande abbraccio affettuoso e grato. Saremo anche over 60, avremo l'argento nei capelli, ma siamo vivi, attivi e ricettivi.
27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA
Chi non si è mai chiesto come sia potuto accadere quello che è successo? Tanti hanno cercato spiegazioni, attraverso incontri, libri e film. Uno di questi film, “L'onda”è stato visto in autunno dai ragazzi del post Cresima, in parrocchia. Tratto da un libro che racconta un'esperienza vera, proposta da un professore ai suoi alunni in una scuola superiore in Canadà. L' argomento era se ai nostri giorni possono rinascere ideologie come il nazismo. La storia insegna, si dice; non so se è vero:la storia racconta, ma ognuno vuole fare le sue esperienze. Cosa mette in evidenza l' esperienza del professore con gli alunni? Quando l' autorevolezza di qualcuno si trasforma in autorità l'individualità della persona,i suoi pregi e bisogni passano in secondo piano; i deboli nell' autorità e nel gruppo trovano sostegno e sicurezza. Chi da solo non è nessuno , nel gruppo può diventare qualcuno. E qui si gioca il tutto. Se il gruppo ha dei valori e degli obiettivi ogni singolo può adoperarsi per raggiungerli, ma se non ci sono mete si corre il rischio di lavorare per la visibilità del gruppo, si opera per scopi fini a se stessi; gli individui sono consapevoli del potere che conferisce loro appartenere al gruppo e lo usano , per essere e sentirsi “qualcuno”; è un agire all'insegna dell'individualismo e dell'egoismo, viene a mancare il rispetto dell'altro, l'atteggiamento di ascolto, di mettersi in discussione, si isola ed esclude chi sta fuori e si dissocia. Questo stava succedendo nella classe del professore che ha fatto marcia indietro nel suo esperimento, mentre nel film l'esito è stato veramente tragico. Questo succede nei regimi dittatoriali. Nei film ci vediamo come in uno specchio; sta a noi guardarci bene: come siamo sul lavoro, in famiglia, nella comunità nei confronti degli altri? Ognuno è alla ricerca della sua realizzazione e felicità, ma lo facciamo a tutti i costi, anche calpestando gli altri, o percorrendo un cammino accanto a loro, rispettandoli?
LA BOCCA DEL LUPO 1
Di che cosa si parla? Non di un lupo, ma di una bocca di lupo, quelle finestrelle che dai marciapiedi danno luce ai seminterrati e con questo significato è il titolo di un film proiettato all'Astra il 13 gennaio e ripetuto il 20 per la grande folla che non l'aveva potuto vedere la prima volta. L’iniziativa è partita dalla fondazione S. Ignazio e dall'ass. L'Altrastrada di Trento che si occupano di emarginati e proprio di questi parla la pellicola. Si tratta di un film impegnato, che fa pensare, ci fa mettere in discussione i nostri atteggiamenti, le sicurezze, le difese che ci proteggono dalla presenza di senzatetto, prostitute e altri disagi. Gli emarginati c'erano anche una volta, io ricordo anche molti alcolisti nel paese di montagna dove sono cresciuta, ma bene o male erano inseriti nella comunità di paese, ne facevano parte, non erano soli e l'isolamento era relativo; oggi l'isolamento è assoluto, ci siamo “noi” con la nostra vita da difendere e loro, al di là di una barriera invisibile, ma robusta, che ha delle aperture, per chi? Per i volontari che la attraversano. Con quali obiettivi lo fanno? Vale la pena approfondire l'argomento e soprattutto riflettere su noi stessi. Non possiamo né dobbiamo diventare tutti volontari, ma cambiare punto di vista sulla fetta di umanità emarginata che vive al di là della “barriera”, questo sì possiamo farlo.
LA BOCCA DEL LUPO 2
Torno a questo film, dicevo infatti che l' argomento in esso trattato merita di essere approfondito. Dopo la proiezione in una sala dell'Astra c'è stata discussione; un rappresentante della fondazione S. Marcellino di Genova che ha finanziato la produzione ha raccontato come è nata l' idea del film, gli obiettivi prefissati, i dubbi, tra questi se i soldi impiegati si sarebbero rivelati ben spesi o se sarebbe stato più opportuno impiegarli in altri modi. Direi che è stato un buon investimento economico; il film è un buon mezzo di comunicazione, durante una proiezione ci si vede come in uno specchio, ci si legge dentro. La pellicola racconta la storia di Enzo e Mary, emarginati di Genova. Enzo trascorre molti anni in carcere, Mary lo aspetta e lo sostiene inviandogli le cassette con registrata la sua voce, il racconto delle sue giornate, le speranze e il sogno che coltiva assieme a lui quando uscirà: una casetta in campagna in cui stare assieme con i loro animali. Enzo vive delle stesse speranze e sogni, il senso della sua attesa è leggere le cassette di Mary e registrare le sue. E' la storia di una relazione che illumina la vita di due persone lontane dai nostri criteri di realizzazione umana e sociale. Credo che sia questo il grande merito del film:ha raccontato la vita di un uomo e una donna lontani dai nostri schemi di vita, ma in tutto uguali a noi nei desideri, sogni e speranze. Abbiamo mai pensato agli emarginati in questa chiave di lettura?
LA BOCCA DEL LUPO 3
Dicevo che in un film ci si vede come in uno specchio, ci si guarda e ci si mette in discussione. Io dopo questo film non mi sono piaciuta, ho visto una persona contenta della sua vita che pensa che il suo sia l'unico modo per sentirsi realizzati e che gli altri vanno aiutati. Aiutati, sì, ma a far cosa ? Come? Ci chiediamo come loro vorrebbero essere avvicinati e sostenuti? Enzo e Mary mi hanno lasciato l'idea di una coppia felice, nella loro precarietà e sofferenza, con i loro sogni e progetti eplicitati dalla loro voce registrata. Cosa mi avrebbe chiesto Mary se l'avessi conosciuta? Di ascoltare con lei la cassette di Enzo, di condividere le sue speranze, mi avrebbe chiesto amicizia. Un'intuizione simile l'ho avuta in passato, ho letto la testimonianza di un uomo che ogni giorno passava, per andare al lavoro, davanti a delle panchine. Su una stava regolarmente seduta una donna, visibilmente barbona. Un giorno l'uomo si avvicina, le parla, comincia un rito quotidiano. Col tempo l'uomo si aspetta, come me, che lei cambi e si realizzi secondo canoni vicini alla sua mentalità e le chiede cosa può fare per lei. “Quello che stai facendo ora, avvicinarti, offrirmi una sigaretta e darmi un buongiorno che illumina la mia giornata con il sapore dell'amicizia.” Mi raccontava una mia collega, ”gattara”, che talvolta alcune “signore della notte” le portavano gattini abbandonati, lasciati da benpensanti come noi in uno scatolone nelle vicinanze dei loro luoghi di passeggiata, perché la gente sa che hanno buon cuore e li raccolgono; una di loro ne aveva in casa una decina, tra un'adozione e l'altra; una, come secondo lavoro, faceva le pulizie presso un ambulatorio veterinario che era anche canile. La mia collega andava talvolta a mangiare la pizza con queste conoscenze cui se ne aggiungevano altre e se ne tornava allegra e rilassata. Io certe volte vado a pranzo dal parentado e mi si attorcigliano le budella dai discorsi che sento.
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