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«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri» |
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Parroco |
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Don Claudio Leoni è insediato nella parrocchia dei Santi Martiri Anauniesi dal 21 ottobre 2007. E' il sesto parroco dopo don Marco Giuliani, don Ernesto Daz, don Fausto Calovi, don Gino Flaim e don Tarcisio Guarnieri. |
DON CLAUDIO
Il nostro parroco tre anni e tre mesi dopo. Poco dopo il suo insediamento avevo tentato di intervistare don Claudio sui suoi programmi e metodi pastorali [il testo di quell'intervista è ancora disponibile nell'album a fianco, ndr], senza successo, per la verità; ora si può aggiornare il suo profilo senza difficoltà se, come aveva detto a suo tempo, ci siamo tenuti in contatto con lui, abbiamo bazzicato tra chiesa, sacrestia e oratorio. Inizialmente come membri del consiglio pastorale siamo stati bacchettati parecchio. "E' un consiglio questo?” “Dov'era il consiglio quando..?" ”Sono solo” “Dei lavori e delle strutture non interessa niente a nessuno” “Non si vede mai nessuno” “Dove sono i parrocchiani...” e via dicendo, tra reazioni varie: di rinuncia, di scoramento, di muta e repressa ribellione, ma anche di testarda e costante presenza di chi non rinunciava a tentare di capire cosa e come volesse questo parroco. Una cosa era chiara a tutti, a chi frequenta solo la messa ed a chi si impegna in attività parrocchiali: è bello ascoltare le sue prediche, sono chiare, calano le metafore del Vangelo nella nostra realtà e la interpretano, sono piacevoli per i riferimenti ad esperienze personali, riferimenti simpatici e sdrammatizzanti; pur senza sorvolare sulle nostre difficoltà a perseguire il bene, ci aprono spiragli di ottimismo e speranza. Senza dirglielo apertamente ho ritentato l'intervista, alcuni giorni fa, dopo un incontro importante: volevo sentirglielo dire che era contento, sapevo che lo era e l'ha ammesso, infatti, ma solo dopo una bella brontolata. ”Se lavorassero come dico io, col mio metodo, alla tedesca, faremmo meno fatica: incontri più brevi, saremmo più chiari e andremmo a dormire prima". Parole sante! Gli ho dato ragione. Mi interessava solo sentirlo dire che è contento, non abbiamo bisogno di fargli altre domande: che ci sta facendo crescere, che ci vuole operatori responsabili e autonomi, che consideriamo la parrocchia come la nostra famiglia, la chiesa e le strutture come la nostra casa e che di esse impariamo a prenderci cura lo abbiamo capito, finalmente, non solo a parole, operando. Abbiamo anche imparato a godere di momenti comunitari molto intensi e profondi nella loro semplicità, a mettere in pratica pazienza e modestia, a prefiggerci di fare le cose una alla volta e bene. Vi sembra poco come programma pastorale per un parroco? Tutto bene allora, e tutto perfetto? Magari! Non ho detto questo. Ma io, un po' per la mia filosofia personale, un po' per la mia esperienza, metto in evidenza le cose positive; di negatività ne abbiamo che basta e avanza: quella dovuta ai nostri limiti, quella che ci riversa addosso la gente comune nella sua quotidianità, quella sotto la quale ci fanno soffocare i media. Preferisco raccontare di un percorso di consapevolezza che è iniziato e sembra procedere in questa nostra parrocchia. Anna Maria Minotto Selva
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Le immagini dell'insediamento di don Claudio nella nostra parrocchia |
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