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«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri»

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I MARTIRI D'ANAUNIA: SISINIO, MARTIRIO, ALESSANDRO

 

Dalle lettere di S.Vigilio a S.Simpliciano sul martirio dei tre Messaggeri del Vangelo.

“La causa di quel eccidio non è da attribuirsi al luogo; ma causa vera fu Cristo. E questa fu la prima sorte del martirio: che nel perseguitare l’Agnello uccidessero le pecorelle.

Per invidia del diavolo a un dato momento la paganità caliginosa divampò in fiamma di furore contro il vapore benefico della fede”.

Così Vigilio indica le motivazioni dell’eccidio, esplose in occasione di una festa religiosa pagana (Ambarvali) connessa all’offerta di sacrifici alle divinità campestri.

Nel descrivere, nelle due lettere, i particolari del martirio, la parola del Santo è vibrante e commossa, e costituisce la più preziosa – oltre che autentica – testimonianza dei fatti. Da esse traspare, inoltre,  la grandezza spirituale dei nostri Martiri.

L’occasione

“Nel predisporre la tradizionale processione lustrale che essi (i pagani del luogo) stavano per compiere intorno al territorio dei campi (calpestando stavolta anche i germi di Cristo), coronati di truce ornamento, ululando carmi diabolici, menando con sé degli animali decorati pomposamente, con vessilli del tiranno (l’idolo)  elevati contro Dio, quei popolani idolatri fecero pressione su un loro conterraneo di recente convertito, costringendolo a dare le vittime per le loro opere tenebrose.

I Ministri del Signore, per i quali ciò non poteva succedere senza che fosse implicata la loro corresponsabilità, prestarono al neofito la loro assistenza, ma ebbero l'ingiunzione di partecipare anch’essi a quelle opere confuse.

In quella occasione, Sisinio, essendosi trovato a trattenere una delle sue pecorelle dal sacrificio con l’alternativa di diventare egli stesso vittima se non consentiva a quei lugubri sacrifici,…era stato percosso con la tromba e…ferito con la scure”.

Questo avvenne la sera del 28 maggio.

Il giorno dopo, “passata una notte, (i tre Leviti) ascesero alla corona.

L’olocausto

I due fratelli Martirio e Alessandro furono catturati mentre nella chiesetta erano intenti, secondo consuetudine, nel canto mattutino delle Lodi. Lo sappiamo dalla testimonianza di Vigilio.

“Nelle prime ore del mattino, quando sorge l’aurora e si dileguano le ombre del cielo, d’improvviso una schiera di uomini ispirati da uno stesso furore accorse, armata di pali appuntiti, di scuri e di ogni altra arma che l’ira del diavolo aveva fornito alle loro brame.

Sorpresi due dei Leviti (Martirio e Alessandro) nella chiesa, dove stavano già cantando l’inno del mattino, fu scatenato un vasto saccheggio, una spietata distruzione, profanando perfino i più segreti e divini misteri, depredando ogni cosa sacra.

Il diacono Sisinio giaceva a letto, con il corpo trapassato e ferito dai colpi ricevuti la sera prima.

Per non dilungarmi oltre dirò che egli fu trafitto, come credo, nella quiete del suo lettuccio, raggiungendo il perfetto riposo ben maritato.

Ed ecco che mentre trascinavano il corpo esanime del santo Sisinio come quello di un animale, i pagani gli legarono al collo un concavo sonaglio di bronzo, un campanello. Insultando così il corpo, oltraggiando la morte, bestemmiando il giorno nuovo che è Cristo, dileggiando il discepolo del Signore, essi diedero compimento a un mistero di salvezza.

Anche il lettore MARTIRIO fu in modo consimile confessore e assertore del suo proprio nome.

Trafitto con pali, venne trascinato verso l’idolo; la sua immolazione fu consumata prima di giungere davanti all’ara del demonio.

Anche la terza corona del Signore si compie, a gloria di ALESSANDRO.

Ricercato accanitamente dalla folla, essendo noto a tutti lo zelo della fede, discepolo anche in questo di Cristo, ebbe in sorte la pena più sensibile. Catturato nell’ospizio dove abitavano, come non aveva offerto per sua iniziativa la vita, così non la rifiutò.

Il furore dei persecutori non aveva permesso che i tormenti si prolungassero in Sisinio e Martirio, invece ad Alessandro fu conservata una lenta sofferenza che lui dedicò a Dio. Gustò con tutta consapevolezza quello che ebbe da soffrire, divenuto spettatore dello scempio del suo corpo.

Benché anche il diacono Sisinio, fatto martire, avesse subito una sofferenza prolungata dopo che era stato ferito, costui dai tormenti fu fatto di se stesso custode.

I corpi di Sisinio e Martirio furono legati insieme al giaciglio e trascinati per la pubblica via come cani…In mezzo ad essi veniva trascinato vivo, con i piedi legati, anche Alessandro, che perdeva sui sassi appuntiti brandelli di carne palpitante, finché  si giunse al termine della strada e della sua vita.

A questo punto i persecutori si scagliarono sul sacro edificio, il tempio santo di Dio; dopo aver prostrato i corpi atterrarono l’edificio, e fecero delle sacre travi un rogo davanti all’edificio di Saturno, simulacro vetusto. Furono gettati prima nel fuoco i corpi dei due che erano già affratellati dalla morte.

Davanti ad essi stava ritto Alessandro, ferito, pronto a rinnovare la sua professione di fede.

Gli fu offerta in premio la vita, così da perdere la vita eterna, se avesse voluto scampare alle fiamme presenti e abbracciare le loro tenebre.

Ma egli, che intravedeva  l’errore e rigettava le offerte degli empi, contro la luce seppe guardare alla luce, con il timore della pena evitò la pena. L’ardore della fede respinse la fiamma.

La successione in cui si svolse il martirio si adeguò ai gradi dell’ordine sacro: Alessandro fu assunto per ultimo, ma ebbe un premio non inferiore ai fratelli.

Anche il cielo in quel momento si associò alle tenebre; la luce inorridì per l'eccidio: confusa, ritengo, per la perfida cecità delle menti.

L’ombra di una nube nera coprì e sommerse tutta la regione; fulmini crepitanti lambivano la terra seguiti dal fragore tremendo dei tuoni. Il cielo si fece rosso e fiammante più del fuoco. Avresti detto che era consapevole del fatto di sangue.

Nella lettera a Simpliciano, Vigilio precisa la data del martirio: “Il giorno della passione e morte dei Santi è il 29 maggio, di venerdì, quando nasceva la luce”.

 

a cura di Maria Bonetti Raffaelli

 

 

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