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«Quia nec abscondi poterat lucerna sub modio nec vox pii sanguinis retineri» |
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APPROFONDIMENTI
EUCARISTIA |
Testo elaborato da appunti presi dalla relazione di don Carotta Alberto sul tema: ”L’Eucaristia celebrazione e adorazione” Centro Eucaristico S.Chiara, 3 ottobre 2008. (Appunti rivisti dal relatore)
La celebrazione dell’Eucaristia è il centro di tutta la vita cristiana: in essa è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo. Il Concilio dice: “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme la fonte da cui promana tutta la sua vita” (SC10). Celebrazione e adorazione eucaristica non possono essere distinte perché hanno per oggetto lo stesso Signore morto e risorto per noi che nella celebrazione rende efficacemente presente quanto è avvenuto nella Pasqua: la sua morte e la sua risurrezione, fonte della nostra salvezza. Con l’adorazione noi sostiamo dinanzi a questo Signore per ringraziarlo e assimilare nella nostra vita quanto egli ci ha donato e insegnato, prima di tutto proprio con la sua morte. Per questa unità tra celebrazione e adorazione, il primo tempo da dedicare all’adorazione è quello della celebrazione, lasciando spazi di silenzio dopo la Comunione o sostando dopo la Messa. In questo primo incontro vogliamo soffermarci sul primo aspetto: l’Eucaristia come celebrazione, riservando ad un altro momento l’aspetto presenza-adorazione.
“Questo è il mio corpo, che è per voi”(1 Cor 11,24).
Cos’è l’Eucaristia?Il testo più significativo, a mio avviso, è quello che ci ha lasciato S.Paolo, nella lettera ai Corinzi, dove così scrive: “Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me”. Paolo, come gli evangelisti, collega strettamente l’istituzione dell’Eucaristia alla passione e morte di Gesù: “Nella notte in cui fu tradito”. E’ una connessione che non va mai dimenticata se vogliamo capire e meditare efficacemente l’Eucaristia. Ma Paolo aggiunge quella espressione che è altamente significativa: “Questo è il mio corpo che è per voi”. Nella notte in cui veniva tradito egli si è consegnato, donato a noi senza riserve. L’Eucaristia…”che è per voi”. E’ importante sottolineare questo aspetto: Gesù vuole essere tutto per noi. Desidera essere nostro, vuole appartenerci. Ricordiamocelo quando partecipiamo al Banchetto eucaristico o quando sostiamo in adorazione: Gesù è lì per noi, per entrare in profonda comunione con noi. L’Eucaristia riassume ed esprime in modo sommo l’amore di Cristo per noi: per ciascuno e per tutti. L’Eucaristia, lo sappiamo, è nata la sera del Giovedì Santo, istituita da Cristo nel contesto della cena pasquale. La radice della storia della salvezza è proprio in questo rito: esso illumina tutta la storia di salvezza. Se il Signore Gesù avesse istituito l’Eucaristia solo nella sera del Giovedì Santo, sarebbe già stato un grande dono. Egli però, dopo aver detto: “Questo è il mio corpo che è per voi”, ha proseguito così: “Fate questo in memoria di me”. Gesù ha desiderato che l’offerta di se stesso nella pasqua, resa presente nel rito Eucaristico, fosse celebrata, vissuta e donata a tutti i suoi fedeli lungo tutto il corso della storia. L’Eucaristia possiamo raffigurarla come un anello che unisce i cristiani di tutti i tempi intorno allo stesso tavolo presieduto dal Signore. Cosa significa: “…in memoria di me?” E’ un semplice ricordo di un avvenimento passato? Indica sì un avvenimento accaduto nel tempo, ma che viene reso presente oggi, mentre si rievoca, che diventa realtà mentre si celebra. Di fatto, alle parole della consacrazione del sacerdote, Gesù si rende presente in mezzo a noi sotto i segni del pane e del vino; rinnova la sua offerta al Padre per noi mediante i segni del pane e del vino. Nella celebrazione non facciamo però memoria solamente della morte del Signore, ma di tutto il mistero pasquale, cioè della Morte, Risurrezione, Ascensione e Pentecoste.
La celebrazione eucaristica
La celebrazione attua l’opera della salvezza. Cosa comporta? La celebrazione eucaristica non è un avvenimento chiuso in se stesso, ma un evento in cui sbocca e si riassume tutta la vicenda salvifica: presente, passata, futura. 1) Attuazione nel presente. Nella Celebrazione eucaristica si fa memoria del “passaggio” di Gesù da questo mondo al Padre: passaggio che comporta la passione e morte sulla croce e culmina nella sua esaltazione alla destra di Dio e nel dono dello Spirito. 2) Memoria del passato. Poiché questo evento è il punto di arrivo di tutta la storia di salvezza, è chiaro che farne memoria significa anche rievocare e attualizzare le meraviglie compiute da Dio nell’Antica Alleanza, che della pasqua cristiana sono annuncio e profezia. Nella Parola di Dio leggiamo gli avvenimenti che adombrano e annunciano quanto noi oggi viviamo. 3) Profezia del futuro. L’Eucaristia annuncia e anticipa nei segni sacramentali il ritorno glorioso del Risorto, quando verrà a celebrare con gli eletti la pasqua eterna. Nella liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste che viene celebrata nella santa Gerusalemme del cielo, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove Cristo siede alla destra di Dio.
La nuova ed eterna Alleanza
S. Paolo, nella lettera ai Corinzi, ci riporta queste parole di Gesù pronunciate nell’ultima Cena: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (1Cor 11,25). Il termine “alleanza” è usato nella Bibbia per indicare il rapporto tra Dio e l’uomo, in particolare il rapporto tra Dio e il popolo d’Israele. Per significare e sigillare questo patto, Mosè, dopo aver immolato gli animali in sacrificio, versa il sangue sull’altare – che rappresentava Dio – e sul popolo dicendo: “Questo è il sangue dell’alleanza” (Es24,8).E’ la proclamazione della prima Alleanza. A questa Alleanza si riferisce Gesù nella cena quando dice: “Questo è il sangue, quello della nuova alleanza”. Perché “nuova”? A differenza di quella antica che era scritta sulle tavole di pietra ( i Comandamenti), ora, grazie al Sacrificio di Cristo, si realizza la profezia annunciata dal profeta Geremia: “Dice il Signore: “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo”(Ger31,33). La nuova alleanza è quel “cuore nuovo” e quello “Spirito nuovo” che Dio ci dona, attraverso Gesù, affinché possiamo trovare in noi le disposizioni interiori per esserGli fedeli. Il frutto della Pasqua, donato a noi nel Battesimo, ci fa figli di Dio. Questa è la sostanza della nuova Alleanza. Gesù, quindi, rinnova il rapporto di comunione con il suo Sangue, cioè donando tutto se stesso, dandoci la possibilità di essere fedeli alla Legge di Dio che è la legge dell’amore, fedeli,non per paura di un castigo, ma solo per amore. Nel Cantico dei Cantici troviamo bene espresso il senso profondo di questo rapporto: “Il mio diletto è per me ed io per lui”. Se Gesù, infatti, nell’Eucaristia, viene a noi per dirci amorevolmente: “Tu sei mio”, quale sarà la nostra risposta?
“Fate questo in memoria di me”
Analizziamo quel “fate questo…” Chi è chiamato a fare? Chi è il soggetto della celebrazione? Rispondiamo: tutti coloro che partecipano all’azione sacra, consapevolmente e attivamente. Il Concilio precisa: “Le azioni liturgiche non sono azioni private ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento di unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi”. Naturalmente non tutti abbiamo lo stesso ruolo; la presidenza è del sacerdote che opera in nome di Cristo. Però notiamo che tutte le preghiere, anche quelle pronunciate dal solo sacerdote, hanno per soggetto un “noi” non un “io”. La celebrazione ci implica tutti partecipando con la comprensione, l’adesione della mente e del cuore e, quando ne siamo chiamati, anche con l’azione. Oltre a ciò, siamo invitati ad avere un atteggiamento spirituale di fondo. Gesù si offre a noi nell’Eucaristia, si dona totalmente e senza condizionamenti. Pure noi, assimilando questo suo atto, possiamo risponderGli: - “Questo sono io, Signore, che mi dono a te, senza condizionamenti e con te, anch’io desidero fare della mia vita un dono a Dio e ai fratelli”-. Ecco il nostro culto spirituale gradito a Dio. L’Eucaristia ci libera gradatamente da un atteggiamento egoistico e ci “libera” (…la verità vi farà liberi-Gv8,32), cioè ci rende capaci di amare, grazie allo Spirito che ci è dato in dono e alla nostra personale cooperazione alla sua grazia. La celebrazione dell’Eucaristia richiede a noi di accogliere l’esortazione di Paolo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”. Quali sentimenti? Quelli espressi nella lettera di S.Paolo ai Filippesi: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil. 2,6-10). La Celebrazione termina con la Comunione proprio perché, sostenuti dalla grazia di Dio, possiamo uscire nel mondo facendo nostri gli stessi sentimenti di Cristo nelle varie occasioni che la quotidianità ci presenta. Bellissima, a questo riguardo, la preghiera dopo la Comunione che il celebrante rivolge al Padre a nome di tutta la Chiesa: “La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio”.
La Chiesa nella triplice condizione di cammino storico
Nella preghiera eucaristica si fa menzione del papa e del vescovo, dei presenti e degli assenti, dei santi e dei defunti. La comunione di carità in Cristo supera ogni barriera, anche quella della morte. La Chiesa, nella triplice condizione di cammino storico, di purificazione ultraterrena e di gloria celeste, è una sola grande famiglia, con un’intensa comunicazione di beni. Noi pellegrini sulla terra veneriamo i santi del cielo, invochiamo la loro intercessione, imitiamo il loro esempio. Aiutiamo i defunti bisognosi di purificazione con la preghiera di suffragio e con il nostro impegno di conversione e di carità. Da parte loro i giusti, morti in pace con Cristo, sono diventati più vicini a Dio e quindi anche a noi; operano nella storia con maggiore efficacia di quando erano sulla terra, a somiglianza del Signore Gesù che ha dispiegato la sua potenza salvifica soprattutto dopo la morte e risurrezione. La loro carità è più perfetta di prima e li spinge a partecipare intensamente alla fatica dei vivi e a intercedere per loro presso Dio. Soprattutto, la Chiesa si sente in comunione con la Vergine Maria, la sua prima e più perfetta realizzazione, che, assunta alla gloria celeste in anima e corpo, la precede alle nozze eterne e nello stesso tempo l’accompagna con materna premura durante il suo cammino storico.
Maria Bonetti Raffaelli
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